SEZIONE BLU

Il viaggio dell'acqua

La sezione espositiva contraddistinta dal rettangolo blu offre al visitatore la possibilità di “tuffarsi” nella storia dell’acqua, attraverso un percorso che, poggiando su presupposti storico-geologici, sfocia in considerazioni di natura anche sociale

Per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Foto della cascata che si forma dopo abbondanti pioggie sulla parete rocciosa di una vecchia cava dismessa di pietre - La cava Fusana
La narrazione figurata comincia con l’acqua che sgorga libera e limpida dagli anfratti della montagna, per poi essere gradualmente imbrigliata, incanalata e docilmente avviata per le potenzialità d’uso. In questa sintesi visiva, le protagoniste sono le fontane, i pozzi, gli acquedotti, i lavatoi, a molti noti ma ancora sconosciuti a tanti. Le immagini dunque, se, da un lato, costituiscono un’occasione di riscoperta della realtà “che ci sta intorno”, che si osserva in modo distratto e della quale, spesso, si ignora il ciclo vitale, dall’altro, invece, vuole essere, anche, un invito a riflettere sul valore fondante e vivificante dell’acqua, sul suo impiego, sulla realtà presente e futura. Si vuole anche mettere in evidenza l’azione che l’acqua esplica in un sistema organizzato, con criteri consolidati nel tempo, in un ambito circoscritto ma non dissimile da quello di altri luoghi. L’acqua, oltre ad essere usata per soddisfare bisogni materiali a carattere domestico ed industriale, è stata impiegata anche per il piacere ed il diletto. Lo testimoniano i ninfei, le fontane, i giochi d’acqua, le infinite varianti dei “mascheroni” da cui defluiva allegramente in tempi ancora recenti nei giardini delle ville storiche del paese.

Il sistema acqua potabile

“Le maggiori famiglie di Cassano e Albese vantavano, ancora verso la metà del Settecento, diritti feudali su alcune sorgenti: non va neppure trascurato il fatto che il primo atto di formazione di un acquedotto pubblico ad Albese risalga al 1770 e che quest’opera fu resa possibile da una convenzione fra il privato Antonio Crivelli, proprietario della fonte posta sui monti in località Fontanelle e le autorità comunali che, ricevute queste acque, le incanalarono a proprie spese, impegnandosi però a realizzare una diramazione del condotto fin verso la casa Crivelli posta al centro del paese […]” “Se ad Albese vediamo una precoce crescita del sistema pubblico di distribuzione delle acque, a Cassano, fino al nostro secolo [XIX], gli interessi particolari e paradossalmente l’abbondanza di sorgenti e di pozzi ad uso privato costituiscono un freno alla realizzazione di un moderno acquedotto, avvenuto soltanto a ridosso del primo conflitto mondiale […]”.
“È probabile, quindi, che fino ad almeno la metà del XVIII secolo l’accesso alle acque fosse libero e facilitato dall’abbondanza di punti raccolta […]”. “I condotti sotterranei, da precarie tubature in cotto – facili a rompersi e non molto efficaci contro le infiltrazioni di liquami – si trasformarono, verso la metà del secolo [XIX], in strutture stabili realizzate con materiali impermeabili, dal funzionamento più razionale e dalla maggiore durata. La frammentaria rete dell’acquedotto, frutto di una crescita episodica e dettata da interessi privati più che da un preciso disegno, nel 1871 subì un potenziamento ed un rifacimento delle strutture sotterranee chiamate a fronteggiare una domanda rafforzata dal crescente carico demografico che non permetteva più sprechi né inquinamenti dovuti alla precarietà delle strutture. All’igiene ed alla salute pubblica erano già stati ispirati interventi come i lavatoi […]” .

Inquadramento geologico

I rilievi montuosi del territorio di Albese con Cassano sono costituiti principalmente da calcari selciferi di età giurassica (200 milioni di anni fa), indicati nella carta geologica con il nome di Gruppo del Medolo. Alla testata delle valli affiorano in maniera più limitata calcari con caratteristiche differenti – Rosso ammonitico, Rosso ad Aptici e Maiolica – e rocce a composizione silicea – Radiolariti. Nella porzione settentrionale, l’area è interessata dalla presenza di un sovrascorrimento – faglia – che porta a sovrapporre i calcari del Gruppo del Medolo a rocce più recenti – Maiolica.
Alla transizione tra il contesto montuoso e quello collinare, queste rocce presentano stratificazione immergente mediamente verso Sud con inclinazione variabile da pochi gradi a 40°. Tale assetto viene identificato in letteratura come “Flessura Pedemontana” per identificare l’ambito in cui le rocce che costituiscono l’ossatura dei rilievi montuosi vanno ad immergersi sotto le colline e le pianure. In quest’ultimo ambito sono presenti spessori considerevoli di depositi sciolti, sedimentatisi principalmente ad opera dei ghiacciai che hanno ripetutamente occupato l’area a partire da 1.800.000 anni fa.
Calcare selcifero
Rosso ammonitico
Rosso ad Aptici
Maiolica

Le acque superficiali

La distinzione tra le due zone con caratteri geologici differenti – l’ambito montuoso a Nord e quello collinare a Sud – si riflette nei caratteri dei corsi d’acqua che interessano il territorio di Albese con Cassano. Nel settore settentrionale, a carattere montuoso, sono presenti corsi d’acqua di tipo torrentizio, con pendenze da intermedie ad elevate e prevalente direzione Nord-Sud. Un elemento caratteristico del reticolo idrografico è che il tracciato dei torrenti presenta spesso un andamento particolare, con brusche curve ad angolo retto. In termini tecnici si parla di “reticolo ortoclinale”. Ciò è legato al particolare assetto della stratificazione delle rocce, che come detto sopra è inclinata verso Sud.
Le valli si impostano, infatti, con tratti paralleli alla direzione degli strati (Est-Ovest) e tratti lungo la linea di massima pendenza degli stessi (Nord-Sud). Nella porzione centro-meridionale del territorio, sono presenti corsi d’acqua di modeste proporzioni che si originano sui blandi rilievi su cui è sorto l’abitato storico di Albese. Questi corsi d’acqua presentano pendenze medio-basse, e proseguono il proprio corso come rogge che si snodano tra i rilievi collinari. Tra i corsi d’acqua che solcano il comune di Albese con Cassano, quello di maggior importanza è il torrente Cosia. Esso nasce dalle pendici del Monte Bolettone, nel limitrofo comune di Albavilla e, dopo un percorso articolato tra i comuni di Albese, Tavernerio e Como, sfocia nelle acque del Lario.
Opera di prova sorgente Acquedotto Crespi

Le acque sotterranee

Albese presenta una discreta ricchezza sia di acque superficiali – torrenti e rogge – sia di acque sotterranee. I corsi d’acqua montani si originano, infatti, principalmente da sorgenti. Osservando in dettaglio la distribuzione di tali sorgenti, si può notare che esse sono all’incirca allineate alla testata delle valli. La causa geologica per cui sono presenti così tante sorgenti va ricercata nell’esistenza di una faglia di notevole continuità che taglia con decorso Est-Ovest buona parte della fascia pedemontana del Triangolo lariano. Le faglie sono zone lungo cui si è avuto movimento di masse rocciose, le quali, pertanto, si presentano in questi punti maggiormente fratturate. La presenza di zone più fratturate all’interno degli ammassi rocciosi costituisce una via preferenziale di flusso delle acque.
Tali sorgenti sono state in passato oggetto di sfruttamento a scopo idropotabile tanto che, attualmente, è ancora ben visibile ed in parte funzionante il sistema di tubature che convogliava l’acqua delle sorgenti. La variabilità stagionale delle portate delle sorgenti, unite a problemi di carattere igienico-sanitario, ha condotto alla necessità di reperire altre fonti di approvvigionamento idrico. L’attenzione si è, quindi, spostata sulle potenzialità idriche del sottosuolo di Albese nella porzione meridionale ove – come visto sopra – sono presenti depositi detritici sciolti. I livelli a maggiore granulometria – e cioè le ghiaie e le sabbie – unitamente agli orizzonti di Ceppo fratturato o poco cementato sono spesso sede di acquiferi, talora di buone potenzialità. Attualmente la maggior parte dell’approvvigionamento idrico di Albese con Cassano trae origine dall’acqua che viene pompata dai pozzi siti in località Croce di Vecchia.
Stratigrafia pozzo Zara

L'organizzazione artificiale dell'acqua

L’attenzione costante della comunità di Albese con Cassano alla disponibilità di acqua pulita si può misurare dal progetto per sei fontane e un lavatoio che impegnò a più riprese le amministrazioni, prima sotto le insegne del Regno lombardo-veneto, poi dello Stato unitario. Fu la ricorrente revisione dell’acquedotto a far balenare, negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, il progetto di arricchire, lungo il suo percorso, la varietà di fontane dispensatrici di acqua e di condensare in un lavatoio pubblico il significato sociale assegnato alla rete. Il concetto di rete venne applicato ad Albese in tempi in cui una società, ancora marcatamente rurale, già concepiva il rifornimento idrico come un servizio sociale che si manifestava attraverso una intelligente dislocazione di serbatoi. A Cassano, comune a sé fino al 1928, la distribuzione dell’acqua era appannaggio, soprattutto, delle famiglie nobiliari che possedevano un acquedotto privato a servizio dei giardini ed orti delle proprie ville. Le attenzioni dei progettisti ottocenteschi si focalizzavano su ogni ramificazione si presentasse utile alla rete. L’amministrazione comunale del tempo non badava a spese, quando si trattava di scegliere un professionista che ne garantisse i risultati.
Si trattasse dell’ingegner Corti di Pomerio o dell’ingegner Monti di Como, del Bellati di Fabbrica o del Mantegazza di Como. Anche l’ambizioso lavatoio pubblico, progettato nel 1822, destinato ad accontentare le attese della popolazione femminile, beneficiò di una serie di calibrati aggiustamenti, studiati e realizzati dai citati ingegneri con molta professionalità. Sopra a quella che prese a chiamarsi la lavanderia, venne poi attrezzata un’aula scolastica elementare, prima solo maschile e successivamente anche femminile, nonostante la resistenza dovuta alla mentalità dell’epoca che giudicava più opportuno avviare le ragazzine ai lavori in filanda o impegnate in mestieri domestici. Un altro luogo che lascia il suo nome agli usi dell’acqua è la strada murnera, attuale via Giovanni XXIII e via Stoppani, ove transitavano i “Darr” e i “Carr” a quattro ruote carichi di sacchi di mais o frumento che i contadini andavano a macinare ad Alserio nei molini mossi da una ruota idraulica.
Fontana pubblica di piazza Motta
Serbatoio dell'acquedotto Crespi
Trasformazione del serbatoio in Baia degli Alpini