SEZIONE ROSSA

La pompa antincendio aspirante-premente, ovvero: la macchina dei pompieri

In passato era forte l’esigenza di contrastare efficacemente il pericolo rappresentato dagli incendi, ricorrenti nel nostro Paese, resi spesso drammatici dal fatto che le abitazioni erano per lo più adiacenti a stalle, fienili e legnaie.

Non si può asciugare l’acqua con l’acqua, non si può spegnere il fuoco con il fuoco, quindi non si può combattere il male con il male.

Nel 1886, l’Amministrazione Comunale di Albese acquistò la pompa antincendio presso la Ditta Galli di Milano per la somma di £ 1000. Si tratta di un interessante e raro esempio di pompa a mano a stantuffi, fissata ad un carretto a due ruote, munito di un timone e trainato manualmente. Può ritenersi a pieno titolo un’antenata delle moderne macchine antincendio. Per essere messa in funzione, la pompa richiedeva l’intervento di sei pompieri, ciascuno con una specifica mansione. Un caposquadra dirigeva le operazioni. Una volta collegato il tubo di aspirazione ad una fonte d’acqua, oppure calato in un pozzo, quattro pompieri si disponevano ai lati del carretto e azionavano il doppio braccio della pompa per aspirare l’acqua. Un solo pompiere svolgeva, poi, il compito effettivo di dirigere l’acqua sulle fiamme, attraverso il tubo-manicotto terminante con una lancia metallica. La manutenzione della pompa si effettuava tre volte l’anno. La squadra dei pompieri era costituita da volontari nominati dalla Giunta Municipale. Dai documenti d’archivio risulta che essi percepissero £ 3 di ricompensa per ogni intervento condotto a termine nel territorio comunale e £ 4 per interventi in altri paesi. Alcuni esempi di impiego di scale per interventi di emergenza tratti dal manuale Il pompiere moderno della Casa Editrice Hoepli (1917).
Incendio sul lago di Como