L’acqua. L’acqua è salutare, benefica, utile: preziosa. L’acqua è pura, fresca, vitale: viva. L’acqua è vita. Non ha forma, l’acqua; eppure, “in-forma” e “trans-forma” ciò che, nel suo percorso informe e travolgente, incontra. E fatale è l’incontro: perché è un contatto che muta i destini delle cose, la loro facies come il loro essere più profondo. Nel contatto con l’acqua, esse non solo rivelano la forma fluida dell’acqua, ma si rivelano esse stesse come forma fluida: mobile, cangiante, sempre in divenire per effetto della pressione del cambiamento guizzante e senza fine. Una forma fluida nello spazio come nel tempo.

Cambiando forma, però, i corpi mutano non solo di segno bensì anche di significato. Il corpo cinto, penetrato dall’acqua, infatti, diviene un corpo vivente “che vive di nuovo”. Annaffiato, irrigato, inumidito, spruzzato, deterso: bagnato dall’acqua, il corpo non è più quello di “prima”; reca su di sé i segni di questo contatto; le impronte vivide dell’acqua si imprimono come sigilli invisibili ma indelebili nella sua storia che, nel mentre si mescola nel fluido scorrere dell’acqua, diviene già “un’altra storia”: storia, cioè, di un corpo che è divenuto “altro”, si è trasformato in altro. Proiettato in un inestinguibile rinnovarsi in altro, questo sinolo vitale di materia e forma – di solido e liquido, di acqua e di terra – custodisce in sé, inevitabilmente, il segreto di una “meta-morfosi” mai finita, dove ciò che rimane di invariato nella sua sostanza è il processo di “trans-formazione”, mentre le forme sono libere, sempre nuove ed aperte al cambiamento.